Atmosfere circensi per il divertimento di adulti e ragazzi

Se il mondo del circo vi affascina, già saprete cos’è un monociclo. Cos’è lo dice la parola stessa: è una bicicletta con una ruota sola, senza manubrio.

È uno strumento complesso da utilizzare, perché serve un grande equilibrio per montarci. È però vero che, una volta imparato, è estremamente divertente da utilizzare e soprattutto aiuta a fare esercizio fisico in modo davvero innovativo.

Vediamo insieme quali sono i modelli e come sceglierli per diversi livelli di abilità.

Quanti modelli di monociclo esistono?

Tantissimi!

I modelli più diffusi sono:

  • • Touring: vengono utilizzati su superfici piani e possono reggere lunghe passeggiate. La loro struttura è solida, adatta ai principianti come primo modello per imparare.
  • • Offroad: per i più esperti, questo modello consente di passeggiare su tutte le superfici, anche le più sconnesse come erba, sassi e sabbia. Il monociclo offroad consente l’aggiunta di un freno montato esternamente.
  • • Offroad: questo modello è per i più esperti. È particolarmente leggero ma solido, adatto a salti e acrobazie. Sarà difficile poterlo utilizzare senza già conoscere le sue funzioni e saperci montare.
  • • Giraffa: è un monociclo con un’asta molto lunga, adatta alle acrobazie più circensi e virtuose.
  • • Multiwheel: questo tipo di monociclo è composta da diverse ruote, una sovrapposta all’altra. Al contatto col suolo si spostano, “sbilanciando” l’utilizzatore che deve essere davvero bravo a mantenere l’equilibrio.
  • Monociclo elettronico: questo tipo di prodotto sfrutta componenti elettroniche e computerizzate per stabilizzarsi e rendere meno “sportivo” e più ludico l’utilizzo. Esistono sia modelli con la sella sia modelli su cui appoggiare i piedi pur rimanendo dritti (più assimilabili a segway e hoverboard).

Ognuno ha specifiche funzioni e modi di utilizzo, in particolare legati al livello di abilità dell’utilizzatore. Se è possibile, fai provare direttamente il monociclo prima dell’acquisto alla persona che l’utilizzerà, per verificarne la comodità e che la dimensione sia adatta all’altezza della persona.

Verifica prima dell’acquisto tre elementi:

  • • Qualità generale del prodotto: dalle barre ai pedali, dalla sella alla ruota, tutto deve essere perfettamente costruito ed assemblato per garantire la sicurezza dell’utilizzatore
  • • Stato dei copertoni: verifica che siano aderenti al suolo e abbiano la giusta pressione interna prima di provare il tuo nuovo monociclo
  • • Dimensione delle ruote e altezza della sella: entrambe devono adattarsi all’altezza, al peso e all’abilità dell’utilizzatore

L’alleata per capelli capricciosi

Quanto ci piace la sensazione di leggerezza e pienezza che viene dallo scuotere i capelli freschi di piega? Il loro aspetto lucido, sano, morbido può essere replicato anche a casa con uno strumento di bellezza sempre più diffuso: la piastra a vapore.

Approfittando del principio usato per la stiratura degli abiti, la piastra a vapore consente di ottenere un liscio più duraturo e morbido, con minor rischio di rovinare il capello a causa dell’elevato calore.

La grande differenza tra i vari modelli, tutti di grande qualità se decidi di affidarti a marche notoriamente funzionali, è la capienza del serbatoio: se hai i capelli corti ne basterà uno piccolo, da aumentare via via che la lunghezza aumenta, per non doverlo riempire più volte nel corso della stessa piega.0.

Come funziona la piastra a vapore?

Alla vista è una comune piastra lisciante, ma nasconde un serbatoio da riempire d’acqua (meglio se distillata) che, scaldata, produce vapore sui capelli.

Il vapore aiuta a domare anche il riccio più sfrenato e ribelle, conferendo lucentezza, luminosità, morbidezza e un risultato più duraturo nel tempo.

L’utilizzo è semplice, identico a quello di qualsiasi altra piastra per capelli tradizionale. Mentre viene utilizzata, il calore aiuta i prodotti ristrutturanti utilizzati (come oli, spume, creme e sieri) a penetrare più profondamente. Pensa alla pulizia del viso fatta dall’estetista: dopo qualche minuto di vapore caldo, la pelle è pronta e ricettiva a tutti i trattamenti, più rapidi ed efficaci. Questa regola vale anche per i tuoi capelli!

Il costo superiore della piastra a vapore è davvero giustificato?

Assolutamente!

La tecnologia che utilizzano questi strumenti professionali è antica, nel suo metodo, ma moderna, applicata alla bellezza e in particolare ai capelli.

Producendo vapore e domando facilmente anche i capelli più ribelli potrai impostare una temperatura d’uso più bassa, che eviterà di traumatizzare la fibra, bruciarla e sfibrarla.

Ricorda comunque di utilizzare uno spray o una crema che difenda i capelli dall’aggressione di phon, piastre e arricciacapelli, che comunque sono prodotti che inevitabilmente li stressano.

E soprattutto, attenta alle scottature!

Bici da spinning: allenarsi senza esagerare consente di ottenere risultati

La spin bike professionale consente di allenare il proprio corpo al massimo seppur si debba restare fermi. Proprio per questa ragione iniziando a praticare quest’attività si riusciranno ad ottenere dei risultati straordinari anche se purtroppo, a lungo andare, la colonna vertebrale potrebbe risentirne.

Lo strumento in questione si differenzia da una bicicletta standard in quanto ogni allenamento viene svolto a ritmo di musica. La zona che maggiormente viene potenziata è sicuramente quella inferiore corrispondente alle gambe.

Esistono dei modelli low cost oppure no?

Nella maggior parte delle volte si utilizza iscriversi ad un corso specifico in palestra, ma se non si ha a disposizione abbastanza tempo la scelta ricade sull’acquisto di questo strumento. E’ difficile riuscire a scegliere il migliore ed ovviamente bisogna stabilire un determinato budget, anche se è possibile trovare dei modelli low cost.

La qualità di questi modelli economici purtroppo presentano dei “sconvenevoli” come ad esempio il fatto di non essere silenzioso. Un dettaglio che non va a compromettere di certo la qualità!

I prezzi di questa particolare bicicletta vanno da un minimo di 140 euro sino ad un massimo di circa 2000 euro.

Tutti possono praticare questo “sport”?

Si sconsiglia di allenarsi se si hanno delle problematiche di lombo-sciatalgia, ma se si svolge una tipologia di allenamento meno intensa potrebbe lo stesso garantire degli ottimi risultati. Quindi si puo’ chiedere consiglio ad una persona esperta e scegliere di conseguenza un piano adeguato che non vada a provocare danni al proprio corpo.

I ciclisti professionisti la utilizzano in inverno per allenarsi perché fuori non sempre è possibile svolgere attività per via del troppo freddo o magari per la presenza di neve.

Un po’ di moto è importante per la propria salute e se non si esagera di sicuro avremo modo di ottenere enormi soddisfazioni: provare non costa nulla!

Quando ero piccolo

L’altro giorno, mettendo a posto alcune cose in casa, mi sono ritrovato davanti alcune foto di quando ero piccolo. Me le aveva scattate mia sorella con una macchinetta fotografica di quelle usa e getta, infatti erano per lo più foto abbastanza bruttarelle e, di conseguenza, molto buffe. Altre invece erano foto di quando ero un neonato recuperate dalla telecamera per bambini. In alcune c’era solo il mio capoccione spelacchiato, non si vedeva altro, al massimo un po’ la stanza dietro.

C’era anche una foto di me che reggevo Pisolo, il mio pupazzetto preferito che ancora ho sulla mensola di camera mia. Ovviamente è sfuocata, ma si riconoscono i contorni, in più non mi staccavo mai da quell’orsacchiotto, quindi è piuttosto facile per me capire chi o cosa fosse. Ce n’era anche una molto buffa di me che mangiavo con le mani un piatto di minestrina, adoravo la minestra con le stelline dentro – e pensare che ora, davanti a un piatto di minestra, potrei anche mettermi a piangere.

Ce n’era una in cui tenevo il ciuccio in bocca con uno sguardo un po’ da gangster, un po’ da triglia. Mi sono ricordato di come ho fatto per staccarmi da quell’oggetto diabolico, che i miei non volevano farmi più tenere in bocca: l’ho lanciato di sotto dalla finestra, io che lo amavo così tanto. I miei genitori non me lo hanno più ricomprato e così mi sono staccato dal succhietto. Non so come faccia a ricordarmelo, probabilmente devono avermelo raccontato loro e mi è rimasto parecchio impresso: come ho potuto fargli quello?!?

Certo, mia sorella ora fa la fotografa e potrei ricattarla con queste fotografie che sono orribili. Sono, del resto, anche molto genuine e tenerissime per certi aspetti, ma sono anche inguardabili!

Vita sana e attiva

Oggi avere una vita sana non è poi così difficile, oltre a seguire una dieta corretta ed equilibrata bisogna fare del moto, non servono estenuanti esercizi in palestra, sono sufficienti delle salutari passeggiate o delle corse all’aria aperta.

Spesso l’errore più comune è quello di voler esagerare nell’allenamento, con conseguenze a volte molto spiacevoli, per non correre questo rischio basta indossare un pratico quando funzionale orologio cardiofrequenzimetro.

L’orologio cardiofrequenzimetro è lo strumento ideale che ci aiuta a capire in che modo ci stiamo allenando, per valutare se stiamo impiegando in maniera ottimale i nostri sforzi e le reazioni del nostro corpo.

Semplice da indossare, sembra infatti un comune orologio, non serve più la scomoda fascia cardio toracica, basta allacciarlo al polso ed è subito pronto per registrare: passi, distanza percorsa, calorie e qualità del sonno.

Esso funziona con una luce a LED pulsante che misura e contemporaneamente traccia in tempo reale il nostro battito cardiaco in un minuto, in base alla variazione di pressione registrata sulle vene del polso.

L’uso di un orologio cardiofrequenzimetro è estremamente importante per imparare a conoscere il proprio corpo, o meglio i limiti entro i quali è possibile aumentare gli sforzi e quando invece è il caso di rallentare, non ha senso un impegno maggiore specie se non si è allenati e soprattutto se non si è degli atleti.

Durante uno sforzo fisico come può essere anche del semplice footing, l’organismo ha bisogno di un maggior rapporto di nutrienti e soprattutto di ossigeno ai muscoli, perché tutto ciò possa avvenire il cuore compie un maggior lavoro che si manifesta con un aumento delle pulsazioni, maggiore è lo sforzo tanto più i battiti aumentano raggiungendo una frequenza cardiaca massima.

Questo dispositivo è un valido aiuto per capire se lo sforzo può essere sostenuto per un periodo breve o se è il caso di fermarci, molto dipende dal nostro grado di allenamento, dallo sport praticato ed dall’intensità di esercizio che intendiamo seguire.

Molti modelli di sono dotati di veri e proprio piani di allenamento personalizzati, che valutano i nostri progressi nel tempo.

Ottenere un Prestito Veloce: Quello che c’è da sapere

Per chi non lo sapesse, un prestito veloce si tratta di un piccolo finanziamento destinato a tutti i consumatori senza doverne specificare l’utilizzo, chiamato credito al consumo, perchè proprio destinato a soddisfare ogni servizio o bene come il ad esempio il robot da cucina imetec cuko.

La categoria del prestito veloce rientra nei piccoli prestiti che solitamente non superano i 10 mila euro e solitamente il contratto viene stipulato direttamente tra il richiedente e l’istituto di credito che finanzia senza che ci sia bisogno di un mediatore.

Ottenere un prestito veloce può rivelarsi molto comodo dato che si tratta di un piccolo finanziamento che può aggirare lunghissime pratiche burocratiche, permettendo così di ottenere il denaro richiesto in tempi molto brevi, il tutto senza grandi necessità di garanzie per la sua erogazione.

L’istituto di credito o la banca valuterà la fattibilità della richiesta di credito considerando il reddito complessivo di chi ne richiede.

Per richiedere un prestito veloce è necessario avere un lavoro a contratto a tempo indeterminato o una pensione, queste le condizioni per vedersi erogato il prestito richiesto in un massimo di 48 ore dalla richiesta.

La situazione potrebbe essere diversa per tutti coloro che in passato hanno subito protesti o accumulato vari ritardi nel rimborso di rate precedenti, segnalando così il proprio nominativo a banche e a finanziarie compromettendo così drasticamente la fattibilità di poter ottenere in tempi rapidi un prestito veloce.

Il prestito veloce solitamente viene concesso a tutti i dipendenti sia pubblici e privati che possiedono una regolare busta paga ma anche a tutti i pensionati che hanno la possibilità di presentare il proprio cedolino.

Per quanto riguarda le garanzie richieste possono variare da banca a banca e possono dipendere sicuramente dall’ammontare della cifra richiesta. Ovviamente più alta sarà la cifra richiesta più sarà maggiore la garanzia richiesta.

Il nostro consiglio è di utilizzare i vari comparatori online di prestito veloce che vi mostreranno quali istituti di credito o banche soddisfino al meglio le proprie esigenze.

Dalla Lista al coordinamento il progetto unitario va avanti

Probabilmente è solo un nome provvisorio ma dà il senso dell’operazione preannunciata più volte durante la campagna elettorale: Coordinamento della lista anticapitalista e comunista. Sarà visibile già sabato prossimo nella piazza del gay pride romano, poi nella campagna referendaria, il 4 luglio a Vicenza e nelle scadenze contro il G8. Una riunione tra Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi ha deciso ieri di rendere stabile la connessione tra Rifondazione comunista, il Pdci e Socialismo 2000, i tre soggetti che hanno corso insieme alle europee. Il lavoro comune proseguirà nell’obiettivo della costruzione di un polo politico dei comunisti e della sinistra, rivolto a tutte le culture critiche, autonomo dal Partito democratico, che abbia al centro l’estensione dei diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente, la pace, la democrazia e quindi l’opposizione intransigente alle politiche del governo Berlusconi e della Confindustria. Nei prossimi giorni si terranno incontri con esponenti di forze politiche, culturali e sociali per verificare la possibilità di allargare l’esperienza della Lista e dar vita ad un processo di aggregazione della sinistra di alternativa. Il contrario di una chiusura identitaria, dunque, anche
se a nessuno dei soci del coordinamento sfugge la difficoltà di scrollarsi di dosso l’immagine retrò cucita sull’esperienza dei comunisti dai grandi media.
Ricette non ne ha in tasca nessuno. La ricerca, promette Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, sarà a tutto campo, a 360 gradi. L’obiettivo è quello di descrivere un percorso di larga partecipazione per «la riorganizzazione della sinistra d’alternativa a tutti i livelli – dice Ferrero a Liberazione subito dopo l’incontro – teorico, culturale, politico e antropologico». Un tema già annunciato il giorno prima nella riunione di direzione nazionale che ha dovuto stilare un primo bilancio del risultato elettorale. Entro stasera sarà pronto il documento, e probabilmente sarà unitario, sul quale discuterà, sabato e domenica il comitat politico nazionale, il parlamentino del Prc. Un appuntamento al quale la segreteria arriverà rimettendo il mandato. Un passaggio «irrituale», certamente inedito. «Non sono le dimissioni di cui parlano alcuni quotidiani – spiega Ferrero – né un abbandono del campo. E’ un passaggio per consentire una discussione serena all’organismo che ti ha eletto. Domenica se ne esce con gli organismi dirigenti in grado di lavorare».

Dopo lunghe consultazioni telefoniche, più volte al giorno, ieri i tre segretari si sono incontrati per due ore servite a far compiere i primi passi al coordinamento di cui esisteranno anche strutture territoriali e due gruppi di lavoro centrali: uno che scriverà le regole dello stare insieme, e un altro che stilerà un documento politico per organizzare un grande appuntamento prima dell’estate. «Il processo di riunificazione, con oggi ha un’accelerazione», spiega un telegrafico Oliviero Diliberto, segretario generale del Pdci. «Il percorso è a due tappe – dice Cesare Salvi, presidente di Socialismo 2000 – con questo coordinamento rafforziamo l’intesa tra chi ha animato la lista anticapitalista. Stiamo lavorando ai meccanismi organizzativi e al documento politico ma la proposta la lanciamo a tutta la sinistra politica, sociale e culturale, a chiunque voglia impegnarsi su questa prospettiva». Salvi sottolinea l’assoluta autonomia politica e culturale del progetto: «Sl sbaglia ad avere un atteggiamento cedevole rispetto al Pd», dice a proposito dello scambio di lettere tra Vendola e Giovanna Melandri con cui il governatore delle Puglie chiede al Botteghino di avere una «grande visione». «Sarebbe più forte una sinistra unitaria – insiste Salvi – altrimenti si rischia di moltiplicare l’errore delle liste contrapposte. I segnali non sono positivi ma credo si debba lavorare per riunificare le forze proprio a partire da Sl sulla base di punti poitici comuni da individuare». La presidenza ristretta di Socialismo 2000 tornerà a incontrarsi dopo i ballottaggi per organizzare un suo evento in vista del grande appuntamento di luglio. «La delusione c’è stata – ammette Salvi – ma c’è anche una grande determinazione ad andare avanti».

«Le avance di Sl al Pd muovono da un’analisi sbagliata perché fa finta che non ci siano più le due sinistre – avverte Paolo Ferrero – e non si rende conto che solo una delle due, quella d’alternativa, è stata sconfitta. L’altra persegue sulla solita strada di subalternità alla Confindustria».Segnali di sfilacciamento nell’orbita di Sl: il risultato elettorale francese ha riacceso l’orgoglio verde. Angelo Bonelli, dei Verdi, sollecita la componente ecodem ad uscire dal Pd per costruire assieme «la casa comune di tutti gli ecologisti, una forza che trasversalmente, non schiacciata a sinistra, parli a tutti». Commentando l’intervento di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che auspicano una guida ambientalista per il Pd, Bonelli risponde che «le ragioni dell’ecologismo dentro il Pd sono estremamente minoritarie, marginali e contraddittorie». Il socialista Nencini rispolvera la lezione
di Matteotti per perimetrare in funzione anticomunista il futuro dell’alleanza Sl. Il parlamentino socialista, ieri, all’unanimità un documento in cui
si conferma: «L’assoluta urgenza di riportare Sinistra e Libertà al progetto originario, destinato alla costruzione di una sinistra nuova, riformista,
laica, ambientalista, che guardi al futuro e non a ideologie comuniste e massimaliste del passato, di cui è e resta antagonista».

da “Liberazione” 11 giugno 2009

Il salto di qualità che occorre realizzare

Le elezioni ci consegnano un panorama decisamente spostato a destra. A Livello europeo assistiamo alla vittoria delle forze conservatrici, ad una pericolosa crescita delle forze razziste e al crollo delle socialdemocrazie. Le forze della sinistra europea tengono con alcuni elementi di crescita ma certo non sfondano. Per adesso la crisi quindi lavora a destra, il disagio sociale si esprime principalmente fuori dalla politica – attraverso il non voto – o dentro una logica di guerra tra i poveri egemonizzata dalla destra.

In Italia assistiamo ad una sconfitta del tentativo berlusconiano di sfondamento costituzionale che ha voluto trasformare le elezioni in referendum sulla sua persona. Il plebiscito non c’è stato. La sconfitta dell’estremismo berlusconiano non si traduce però nella sconfitta delle destre che complessivamente non perdono voti.  La tenuta delle destre con la vittoria della sua ala razzista e populista si accompagna ad una redistribuzione di voti nell’ambito delle opposizioni: sconfitta secca del PD, raddoppio dell’Italia dei Valori, raddoppio dell’area di sinistra che però non elegge in quanto divisa in tre. Come la Lega capitalizza a destra, Di Pietro capitalizza a sinistra sulla base di un antiberlusconismo tanto urlato quanto inconsistente sui contenuti economici e sociali.

In questo contesto due sono le urgenze su cui lavorare.

In primo luogo la costruzione di una forte opposizione sociale, politica e culturale non solo a Berlusconi ma alla politica del governo, di confindustria, delle banche e – quando serve – al Vaticano. Occorre rompere la pace sociale che si traduce in disperazione individuale ed in impotenza di fronte alla crisi. Di fronte alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro vi è una drammatica assenza di iniziativa politica e sindacale che noi dobbiamo provare a forzare. Occorre ricostruire un sano conflitto sociale per evitare che la crisi continui a produrre unicamente guerre tra i poveri e che la destra estrema continui a rafforzarsi proprio a partire dalla crisi. Su questo è necessario un salto di qualità fortissimo nel lavoro politico del partito che deve essere riorganizzato dalla testa ai piedi nella direzione del lavoro sociale, della costruzione e della generalizzazione del conflitto. Occorre passare decisamente dall’opposizione urlata ma parolaia all’opposizione sociale nel paese, alla mobilitazione contro i contenuti concreti delle politiche governative.

In secondo luogo occorre avviare una iniziativa specificatamente politica sul terreno dell’unità della sinistra. L’unità della sinistra anticapitalista che abbiamo proposto e realizzato solo parzialmente nella consultazione elettorale deve essere rilanciato. Non abbiamo potuto realizzare questo obiettivo nelle elezioni europee perché vi è chi ha preferito il rapporto con  gli epigoni di Craxi all’unità della sinistra di alternativa ma non ci dobbiamo dare per vinti. Proponiamo perciò di costruire un polo della sinistra di alternativa, che a partire dal coordinamento delle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista si ponga l’obiettivo di costruire una rete di relazioni stabili tra tutte le forze politiche, culturali e sociali disponibili a lavorare per l’alternativa. Confronto e lavoro comune tra le forze comuniste e processo di aggregazione della sinistra di alternativa non sono processi alternativi ma due facce della stessa medaglia. Dobbiamo agire con forza questa prospettiva partendo dall’aggregazione a cui abbiamo dato vita alle europee per allargarla. Per costruire un processo di aggregazione della sinistra italiana non subalterna al PD così come abbiamo costruito una sinistra europea non subalterna alle socialdemocrazie.

Non abbiamo raggiunto il risultato che ci prefiggevamo alle europee ma abbiamo rimesso in moto il partito e lo abbiamo ridislocato nell’iniziativa politica. Si tratta ora di valorizzare il lavoro fatto producendo un salto di qualità sia nella costruzione dell’opposizione sociale che nell’iniziativa unitaria a sinistra. Dentro una crisi che stà cambiando tutto è possibile operare per un suo sbocco a sinistra. Questo è il compito dei comunisti oggi.

In Sardegna la lista comunista ha sollevato la testa

Quando un mese fa mi è stato chiesto di candidarmi ho accettato per due ragioni. La prima era una ragione interna legata alla nostra organizzazione: avevamo e abbiamo bisogno di rimettere in piedi il nostro partito nel territorio sardo dopo una scissione dolorosa e lacerante. La seconda era legata al progetto politico che ci ha guidato in questa campagna elettorale: l’unità dei comunisti e della sinistra. Credo che questo risultato elettorale, così devastante in certe aree del Paese, non sia da interpretare come una sconfessione del nuovo percorso intrapreso ma al contrario come un ulteriore segnale che di sinistra e di democrazia c’è sempre più bisogno.

La storia è maestra e noi dovremo avere la forza oggi di impostare un lavoro lungo e di resistenza che non si limiti al consolidamento del nostro partito ma che punti a ricostruire un fronte comunista e democratico. Il forte astensionismo, il rafforzamento della Lega in Italia e delle destre nel resto dell’Europa sono sintomi di un’emergenza democratica. Il lieve arretramento del PDL e l’indebolimento del PD non hanno come risultato il nostro avanzamento, né di quello che ci sta accanto, ma siamo in una condizione, parafrasando Antonio Gramsci, per cui se anche il vecchio morisse non per questo nascerebbe il nuovo. Su questo dovremo sforzarci di lavorare, su questa mancanza e incapacità di aggregare anche coloro che si riconoscono nelle nostre politiche ma non nelle nostre organizzazioni. Il processo dell’unità dei comunisti è imprescindibile ma non è sufficiente, o almeno non lo è sino a quando questo rafforzamento resterà un modo per marcare un confine di partito piuttosto che aprirlo. Siamo un partito comunista in sé dovremo iniziare a esserlo anche per sé. Abbiamo tracciato una linea di chiarezza nell’ultimo Congresso che fa luce sui nostri riferimenti politici e filosofici che ci dà il senso del nostro compito, questo lavorio interno deve ora trovare fuori i suoi riscontri, deve essere capace di confrontarsi e di avvicinare. I modi sono sempre gli stessi, quelli che ci insegna la nostra storia: organizzare i lavoratori e le lavoratrici.

In questo mese di campagna elettorale ho partecipato a molte assemblee nei nostri circoli perché ritenevo che dopo una scissione di questo tipo fosse necessario ricucire anche i rapporti umani tra compagne e compagni, è stato un lavoro politico che rivendico perché mi ha dato la possibilità di crescere e di riscoprire le ragioni di questa lotta spesso dura e solitaria. In Sardegna il nostro partito è ricco di umanità e di determinazione, di militanti sinceri che nell’ultimo mese hanno speso tutto il loro tempo libero volantinando e parlando con tutti per spiegare le nostre ragioni, per ricostruire la fiducia nel nostro partito. Credo che vada a tutte e a tutti loro il merito di questo risultato sardo di resistenza che vale più di una somma numerica ed è il prodotto di un disinteressato lavoro politico. La nostra lista ha ottenuto più del 4% in tutte le province sarde, anche le più nere, ha raccolto consensi e sostegno in buona parte di quella sinistra diffusa che in Sardegna è mobilitata nelle lotte contro la militarizzazione, il nucleare, per la riforma della salute mentale e la difesa dei migranti e dei rifugiati. In ogni iniziativa abbiamo cercato di mettere in circolo nuove forze e collaborazioni, lavorando fianco a fianco con i Comunisti Italiani credendo fortemente nel progetto di unità dei comunisti e della sinistra antagonista, vorremo ora continuare sul sentiero tracciato in quest’ultimo mese per non dover ogni volta ricominciare da zero.