Sono nato ad Anagni (Frosinone) 52 anni fa ed ho due figli. Sin dall’età in cui si cominciano a capire le cose del mondo, in verità da molto giovane, ho avvertito spontaneo e imperativo dovermi impegnare nelle lotte per la pace,la scuola, il lavoro e i diritti sociali. L’ho fatto. L’ho fatto da segretario della FGCI e della sezione del PCI di Anagni. Da consigliere Comunale e Provinciale. Da Assessore ai Servizi sociali e da Deputato al Parlamento dove sono stato eletto nel 1996. Nelle Commissioni Bilancio, Difesa, Lavori Pubblici, Politiche Comunitarie durante la XIII legislatura. L’ho fatto quando consapevolmente ho contribuito a fondare il Partito dei Comunisti Italiani, da Segretario di Federazione di Napoli, da Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Pozzuoli e da Assessore della Regione Lazio alla Tutela dei Consumatori e all’innovazione Tecnologica.
Lo faccio adesso da Coordinatore Regionale del Partito e continuerò a farlo in Europa, se tu vorrai.
Tutto parte da una idea di futuro. Ho sempre sostenuto che l’ansia del vivere si elimina con la speranza ideale di realizzare, non solo per sè, ma per tutti, condizioni che rispecchiano il proprio sentire, il proprio essere. L’idealità del compimento della libertà, della giustizia, dell’uguaglianza, non potevano essere solo emozioni ricavate da un buon testo scolastico. Non potevano finire lì condannate a perdersi nell’oblio di fronte alle avversità che la vita ci riserva. Dovevano essere un progetto. Potevano essere la speranza del futuro. Del futuro come lo volevo : libero, equo, laico e solidale. Mi resi conto da subito che quel modo di pensare il futuro trovava una simbiosi perfetta con l’idea comunista e entrato nel PCI scelsi nella militanza e nella coerenza il mezzo per lottare per quella mia speranza. Fu per questo motivo che nel ’91 prima con Rifondazione Comunista nel1998, poi a seguito dei fatti noti a tutti, non esitai un attimo a contribuire alla fondazione del PdCI, che nasceva per raccogliere la grande eredità storica e di lotta dei Comunisti Italiani, di quello, per intenderci, che fu il Partito di Enrico Berlinguer, per continuare da dove egli aveva lasciato.
Motivi…. Per il voto:
L’idea dell’Europa ha sempre suscitato in me una grande attrazione. Ho sempre ritenuto che il vecchio continente, non potesse non avere un ruolo fondamentale in quel processo inarrestabile che vede i popoli muoversi e mescolarsi continuamente, fisicamente e nelle idee, nelle loro culture. Seguendo la tendenza prevalente che oggi sotto gli occhi di tutti risulta essere fallimentare, anche l’Europa, prima che politica ha voluto essere l’Europa dei mercati. Prima che l’Europa della libera circolazione delle genti, ha voluto essere l’Europa della circolazione dei soldi e degli interessi ad essi legati e così non ha saputo e potuto difendersi dalla “tossicità” di una finanza che prendendo sempre più il posto dell’economia reale, in una prima fase ha prodotto sempre più poveri permettendo a chi già ricco di diventarlo ancora di più e successivamente, quando i nodi sono venuti al pettine, coinvolgerla senza via di scampo in una crisi epocale che attanaglia il mondo.
Ma fortunatamente e non per caso, c’è un’Italia che resiste per un’altra Europa.
L’Europa della libera circolazione delle genti e delle culture. L’Europa politica con un Parlamento autorevole che possa legiferare ed un Esecutivo che possa realmente governarla .
L’Europa del lavoro e dei lavoratori che ristabilisca la centralità del lavoro e dei diritti ad esso correlati. Che bandisca la precarietà e lo sfruttamento.
L’Europa che veda l’uomo parte integrante dell’ambiente in cui opera e nella sua difesa piuttosto che nella sua distruzione, una ragione di conservazione e di sopravvivenza.
Un’Europa che ripari gli errori delle privatizzazioni dissennate e che nazionalizzi le banche, i beni primari come l’acqua, i trasporti, la conoscenza. Un Europa plurale che sia capace di rilanciare il ruolo delle Nazioni Unite come istituzione di pace che trovi le soluzioni di pace e la porti tra i popoli. Un’Europa che sappia essere protagonista nello scacchiere medio-orientale e nel mediterraneo, che esca dal globalismo imperante e gestisca compiutamente la globalizzazione.